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La cavalcata del possesso

Cavalcata trionfale dei papi per prendere possesso di Roma.

10 aprile 2005

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Giulia Grassi

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Quando un papa viene eletto, prende “possesso” simbolicamente della città di Roma con la cerimonia detta Possessio. Per secoli la cerimonia è stata caratterizzata da una cavalcata da San Pietro in Vaticano fino a San Giovanni in Laterano, dove il nuovo pontefice riceveva le chiavi d’oro e d’argento della basilica. Poi l'itinerario è stato abbreviato e il rituale semplificato, e il "possesso" ha assunto caratteri decisamente meno sfarzosi.

Il corteo papale (come dall'immagine: Cavalcata pontificale a San Giovanni in Laterano per il Possesso, epoca di Clemente IX, 1667-1669) attraversava tutta Roma. Partiva da San Pietro (in basso a destra), attraversava il Borgo e toccava Castel Sant’Angelo; passava vicino a Piazza Navona e arrivava al Campidoglio (al centro a sinistra); quindi attraversava il Foro Romano, costeggiava a sinistra il Colosseo (in alto a destra) e arrivava a San Giovanni in Laterano (più in alto a sinistra).

La cavalcata attraversava una zona con le testimonianze più importanti dell’antica civiltà romana, tra il Campidoglio e il Colosseo. Per la Chiesa, infatti, le radici del Papato affondavano nella Roma imperiale, e la cavalcata del Possesso è la prova più evidente di questa convinzione. A cominciare dal pontificato di Alessandro VI Borgia (morto nel 1503) la cerimonia si ispira sempre più direttamente ai trionfi romani, nel clima di richiamo all’antichità proprio della Roma rinascimentale:

Questa città non ha in verun’altra circostanza ripigliata l’antica sua dignità, né spiegata con maggior pompa tutta la sua grandezza, che in quella, in cui ha guidato dal Vaticano al Celio, sotto gli archi trionfali del Campidoglio e del Foro, i successori di Pietro al solenne Possesso della lor sede” (Cancellieri, 1802). 

Nell'antica Roma il trionfo celebrava solennemente la vittoria di un generale (contro un nemico straniero e con almeno 5000 nemici morti in una sola battaglia). Durante il giorno del trionfo il popolo affollava le strade e un lungo corteo attraversava la città: partiva dalla Porta Trionfale e, dopo aver percorso la via Sacra nel Foro Romano, saliva al Campidoglio, al Tempio di Giove Capitolino. Il corteo trionfale era aperto dai senatori e dai trombettieri; seguivano poi il bottino preso al nemico (armi, insegne, statue, oggetti preziosi) accatastato su carri; quindi i prigionieri di guerra incatenati ed, infine, il trionfatore su una quadriga tirata da quattro cavalli bianchi: accanto aveva uno schiavo che gli ricordava che lui era solo un uomo normale.

La cavalcata del Possesso papale era quindi una specie di trionfo sacro. Ecco perché il corteo passava davanti agli edifici della Roma antica, in particolare agli archi di trionfo, che avevano un grande valore simbolico: essi richiamano immediatamente la continuità tra la Roma imperiale e la Roma dei papi, tra i trionfi antichi e i trionfi moderni, e quindi la legittimità del potere spirituale e politico dei pontefici. Non solo la cavalcata passava sotto archi esistenti (che qualche secolo fa erano più numerosi di quelli oggi sopravvissuti), ma ne venivano costruiti anche di provvisori o effimeri in legno, stucco e cartapesta: tutto il percorso doveva essere segnato da questi elementi trionfali.

La cerimonia si svolgeva in quattro fasi.

1. exitus: uscita del corteo dal Vaticano.

2. adscensus: ascensione simbolica al Campidoglio, il colle sacro della città dove nell’antichità si concludevano i trionfi. La tela a destra descrive l'ascesa di Alessandro VII Chigi: il corteo è sfarzoso ma manca l’arco trionfale,

effimero, che solitamente veniva costruito in cima alla cordonata ( Alessandro VII aveva voluto una cerimonia abbastanza semplice, senza apparati effimeri troppo costosi e invadenti).



3. descensio: discesa dal Campidoglio nel Foro Romano e percorso lungo la Via Sacra. Come mostrano le vedute dell'epoca (sopra: Pianta di Roma di G.B. Falda, 1667) l’area del Foro Romano era ancora da scavare e tra i due archi di Settimio Severo e di Tito i papi avevano creato una passeggiata alberata (nella pianta gli alberi formano una diagonale). Il corteo si snodava tra le rovine del Palatino da un lato (in basso a destra) e della Basilica di Massenzio dall’altro (in alto al centro). Il percorso era enfatizzato dalla presenza degli archi di Settimio Severo, di Tito e di Costantino. A questi tre si aggiungeva un quarto arco trionfale effimero, collocato solitamente di fronte agli "Horti Farnesiani" (il punto è segnato con un asterisco nella pianta). 

Quindi il corteo proseguiva costeggiando il Colosseo, simbolo dell’eternità di Roma.

4. adventus ed introitus: arrivo ed ingresso nella Basilica di San Giovanni in Laterano, dove avvenivano le nozze mistiche tra il papa-sposo e la Chiesa-sposa.


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