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Falcone e Borsellino

Due eroi italiani

25 maggio 2003

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Roberto Tartaglione

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(aggiornato novembre 2023)


Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono due veri eroi dell'Italia del Novecento. Eroi perché hanno combattuto e vinto battaglie difficilissime contro la mafia; ma eroi soprattutto perché sapevano che il loro destino era quello di finire ammazzati. E nonostante questo sono andati avanti.

Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola (Paolo Borsellino)

I giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Sulla destra Antonino Caponnetto il magistrato che ha guidato il "Pool-Antimafia" dal 1983 al 1988. Wikipedia, pubblico dominio

Falcone e Borsellino avevano la stessa età: si erano conosciuti da bambini giocando a pallone nei quartieri popolari di Palermo nel primo dopoguerra e avevano in comune il grande "senso dello Stato" e la capacità di capire profondamente la mentalità siciliana: quel codice di comportamento fra persone che è alla base delle relazioni fra mafiosi.

Avevano grande competenza giuridica e un talento organizzativo e investigativo speciale: sono loro infatti che nel 1986 riescono a mettere in piedi il Maxiprocesso, il più grande processo alla mafia nella storia d'Italia. Oltre 400 imputati e centiaia di condanne che non distruggono definitivamente Cosa Nostra, ma le danno un colpo certamente gravissimo. Per raggiungere questi obiettivi così alti avevano modernizzato e aggiornato le strategie di lotta alla criminalità con la condivisione di informazioni, l'analisi delle diramazioni mafiose in tutta Italia e all'estero, i contatti con mafiosi "pentiti", gli interventi sui movimenti di denaro, bancari e personali.


Una famosa fotografia che ritrae insieme i giudici Falcone e Borsellino

La grande svolta arriva quando Falcone entra in contatto con Tommaso Buscetta. Buscetta è un importante boss mafioso così disgustato dalla "nuova mafia" gestita dai Corleonesi, senza più i "valori" della mafia antica che lui stesso non rinnega mai, che decide di parlare e di rivelare cose che fino ad allora erano assolutamente segrete. Si scoprono così non solo nomi e cognomi di tanti mafiosi e criminali affiliati, ma viene alla luce la struttura stessa dell'organizzazione: la famiglia è il nucleo centrale, le "decine" sono bande legate alla famiglia che operano in altri territori, il "mandamento" è un insieme di tre famiglie che hanno un unico esponente che le rappresenta nella "commissione provinciale"; e poi la la "cupola", organismo gerarchicamente più alti per le decisioni più importanti. Insomma una struttura tutt'altro che improvvisata e molto efficace.


Tre immagini di Tommaso Buscetta, Wikipedia, pubblico dominio

Dopo il maxiprocesso però, invece di sfruttare il momento favorevole, il pool antimafia che aveva colpito così duramente Cosa Nostra viene azzerato. Falcone e Borsellino sono attaccati da altri magistrati (invidiosi? mafiosi?) e accusati di protagonismo. Insomma, Falcone stanco della situazione interna a Palermo, si trasferisce a Roma. Ma non lascia la sua lotta contro la mafia. Anzi. Al Ministero di Giustizia fonda la DIA (Direzione Investigativa Antimafia) che coordina l'attività di tutti i magistrati italiani in tutta Italia nella lotta contro Cosa Nostra. E propone una serie di leggi contro la criminalità organizzata che ancora oggi sono alla base della lotta contro i boss mafiosi. Fra queste ricordiamo il 41 bis, l'articolo che costringendo i boss mafiosi in carcere all'isolamento completo gli impedisce di continuare a organizzare le attività criminali dalla prigione, cosa che prima era normale. Un capo mafioso infatti resta capo anche se prigioniero. Ma con il 41 bis questo non è più possibile.


Il 23 maggio del 1992 una bomba sull'autostrada dove deve passare il giudice Falcone uccide lui e la sua scorta. Il 19 luglio dello stesso anno un'autobomba sotto casa della madre di Paolo Borsellino esplode e anche questa volta la strage è inevitabile: muoiono lui e le persone della sua scorta.


Le bombe di Capaci e di Via D'Amelio che hanno ucciso Falcone, Borsellino e le loro scorte
La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni (Giovanni Falcone)

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