Tra Platone e Aristotele, tra Giorgio Gaber e Raffaella Carrà
Musica... e filosofia
Sì

Per Platone e Aristotele la musica non è un fatto neutro, ma è un potente strumento di formazione dell’anima.
Platone è radicale. I diversi modi musicali influenzano direttamente il carattere e alcuni rafforzano autocontrollo ed equilibrio; altri stimolano il piacere e l'emotività. La musica emotiva è pericolosa perché eccita le masse e può trasformarsi in uno strumento di controllo delle emozioni collettive: scarica la tensione e rende il pubblico soddisfatto e "addormentato". Per questo Platone chiede una musica sobria, semplice e limitata, collegata a un chiaro progetto educativo.
Aristotele sa benissimo che i modi musicali influenzano l'animo umano, ma arriva a una conclusione diversa da quella di Platone. La musica emotiva non deve essere eliminata perché serve allo sfogo delle passioni (catarsi), al piacere e al riposo. Ammette che questa funzione puà contribuire a addormentare i conflitti, ma
accetta la musica come strumento di "gestione" delle emozioni, mentre Platone teme che diventi un mezzo di addomesticamento, un po' "oppio dei popoli".

Giorgio Gaber nel suo teatro-canzone propone una musica che non mira al piacere, ma al conflitto critico. Anche quando usa ironia e leggerezza (in canzoni come Lo shampoo), non normalizza mai: la comicità serve a smascherare l’alienazione quotidiana.
Nel 1978–79, con Io se fossi Dio, Gaber arriva a colpire duramente politica e società, fino a criticare anche la figura di Aldo Moro il Presidente della Democrazia Cristiana appena ucciso dalle Brigate Rosse. La musica non scarica le tensioni: le mantiene aperte e impedisce l’accettazione passiva del modello sociale.
Raffaella Carrà, negli stessi anni, appare trasgressiva e moderna: minigonna, ombelico scoperto, corpo visibile e sorridente. Canta libertà, desiderio e movimento in forma ritmica, gioiosa e immediata, ottenendo grande successo con canzoni leggere come Tuca Tuca o Pedro.
Questa trasgressione è perfettamente accettabile per il pubblico familiare e la televisione. L’emozione non divide, non inquieta, non produce conflitto. La musica non problematizza il presente, ma lo rende "accettabile", trasformando il cambiamento in intrattenimento condiviso.
In sintesi: Gaber usa la musica per impedire che il disagio venga normalizzato; Carrà usa la musica per fare in modo che i cambiamenti della società più innocui possano essere facilmente condivisi da tutti. Noi pensiamo che quando il potere smette di punire e comincia a intrattenere, la libertà non viene tolta: viene resa inutile. E voi? Siete platonici o aristotelici? Giorgio Gaber: La libertà, 1972
Raffaella Carrà: Tuca Tuca, 1972
Note bibliografiche Platone, Repubblica, Libri II–III - Qui Platone afferma che la musica modella direttamente il carattere; i modi musicali producono effetti morali diversi e vanno ammessi solo quelli che favoriscono coraggio, equilibrio e autocontrollo. Esclude il lidio e lo ionico perché molli e sensuali; ammette il dorico e, con riserva, il frigio. La musica educa prima della ragione, penetrando direttamente nell’anima. La musica emotiva e spettacolare è vista come strumento di manipolazione del consenso.
Aristotele, Politica, Libro VIII - Qui Aristotele fa una distinzione tra le funzioni della musica: educazione, piacere, catarsi. I diversi modi producono stati d’animo diversi (il frigio per esempio suscita entusiasmo ed eccitazione). La musica emotiva è utile per scaricare passioni intense e riportare equilibrio.


