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La bella Cenci

Beatrice Cenci, eroina del popolo romano

4 giugno 2001

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Giulia Grassi

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Anno del Signore 1599, regnante papa Clemente VIII Aldobrandini 



Per mesi, tra i romani, non si è parlato d'altro: l'assassinio del nobile Francesco Cenci, organizzato dai suoi figli Beatrice, Giacomo e Bernardo e dalla sua seconda moglie, Lucrezia Petroni.  

Francesco Cenci, uomo violento, arrogante e depravato, la notte del 10 settembre 1598 non era morto accidentalmente, come si era inizialmente creduto, ma era stato ucciso dall'amante della figlia Beatrice, Olimpio, e dal fratello di lei, Giacomo.

Dopo l' autopsia sul cadavere di Francesco e la confessione di Marzio Catalano (un contadino complice di Olimpio e Giacomo), ci si è perciò convinti della colpevolezza dei familiari del Cenci e si è arrivati all'arresto dei mandanti dell'omicidio: la ventiduenne Beatrice, due dei suoi fratelli e la matrigna. Questo, nel gennaio del 1599.

Da parte dei romani si era data tutta la simpatia ai parricidi: in tutta Roma infatti si conosceva la crudeltà di Francesco Cenci, la sua depravazione (aveva subìto un processo per sodomia nei confronti dei figli di un popolano) e il suo autoritarismo. 

Tra le altre cose, aveva segregato per più di due anni la giovane Beatrice in un castello in Abruzzo, sotto la sorveglianza del giovane Olimpio (poi diventato l'amante della fanciulla). Erano stati anni di violenza psicologica, di fame, di percosse e anche di violenza carnale da parte del padre.

Esasperata dalla situazione e d’accordo con la matrigna e i due fratelli, Beatrice aveva architettato il delitto per liberarsi del violento genitore.

Dopo l'arresto, i quattro erano stati torturati e processati. Nonostante le pressioni popolari e l'appassionata difesa dell'avvocato Farinacci papa Clemente VIII (nota 1) non si lasciò convincere a concedere la grazia: una condanna a morte gli serviva come monito alle altre famiglie potenti e gli permetteva anche di poter incamerare i beni confiscati ai Cenci. L'esecuzione si è fissata dunque il giorno 11 settembre 1599, a Piazza di Ponte Sant'Angelo. 

All'esecuzione si è vista la partecipazione di una folla enorme: il popolo - già nel corso del processo - aveva fatto della giovane e bella Beatrice un'eroina da contrapporre alla violenta figura paterna ed all'avidità del papa (nota 2).

L'esecuzione era stata brutale. Dapprima è stata decapitata la matrigna Lucrezia. Poi è toccato a Beatrice che sembra abbia creato parecchie difficoltà al boia che doveva tagliarle la testa: infatti aveva i capelli lunghissimi e il seno così abbondante da impedirle di posare il collo sul ceppo. Per ultimo muore Giacomo, colpito alla testa con una mazza e poi scannato, squartato e ridotto a pezzi.

Quanto all'altro fratello, Bernardo, si era stabilito di graziarlo perché quindicenne: costretto ad assistere al supplizio dei suoi cari è stato castrato e inviato ai lavori forzati sulle galee (nota 3).



Il corpo di Beatrice, ricomposto e coperto di rose bianche, viene poi portato da una interminabile processione notturna fino alla chiesa di San Pietro in Montorio, sul Gianicolo e seppellito sotto l'altare, con la testa posata su un piatto d'argento. Beatrice era ormai per il popolo una martire da venerare: cominciava il mito.

Durante l'occupazione di Roma da parte dei francesi, nel 1798, la tomba di Beatrice è stata profanata e aperta. Come racconta il pittore Vincenzo Camuccini che era presente, il vassoio d'argento era stato rubato e un soldato che "prese con disprezzo il teschio della nobile vergine e cominciò a gettarlo a più riprese in aria, a mo' di palla. E ciò fatto se lo portò via".

Le cronache raccontano poi che tra la folla che aveva assistito all'esecuzione ci fosse anche un giovane pittore lombardo, arrivato in città da pochi anni. Il suo nome era Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio

Che la presenza dell'artista sia o non sia un aneddoto, quell'esecuzione doveva lasciare comunque un'impressione profonda in Caravaggio, un'impressione riversata poi su una straordinaria tela dipinta in quel periodo, Giuditta che decapita Oloferne, di violento e drammatico realismo. 


Giuditta e Oloferne, Caravaggio, 1599-1602, Galleria Nazionale di Arte Antica, Palazzo Barberini, Roma

(nota 1) Clemente VIII è lo stesso pontefice che pochi mesi dopo decreta la morte del filosofo Giordano Bruno, bruciato come eretico a piazza Campo de' Fiori il 17 febbraio 1600. 


(nota 2) Relatione de la morte di Giacomo e Beatrice Cenci e Lucrezia Petronia loro madregna, in Roma [...] alli 11 settembre 1599, Codice Vaticano Latino 9727, cc. 36v-37r. : La "gente a piedi stava come sardelle e li cavalli e carrozze si stendevano sino a Tor di Nona al Palazzo dell'Orsini et a San Giovanni de' Fiorentini sino a Castello e fu tanto sole ardente che molti si svennero et molti tornarono a casa con la febbre [...] e nel partire che fece il popolo per la gran folla si trovarono persone soffogate e calpestate dalle carrozze". (C'era tanta folla: le persone in piedi stavano strette una accanto all'altra, come sardine; i cavalli e le carrozze erano tanto numerosi che da Castel Sant'Angelo arrivavano fino al Palazzo degli Orsini a Tor di Nona e a San Giovanni dei Fiorentini. E fu una giornata talmente calda che molti svennero e molti altri tornarono a casa con la febbre [...]. Quando tutto fu finito e la folla immensa cominciò a muoversi, molte persone vennero soffocate o calpestate dalle carrozze


(nota 3) Avviso dell'11 settembre 1599 alla corte di Urbino. "I cadaveri furono lasciati sino alle 23 hore in pubblico spettacolo, cioè le donne in un cataletto per una con torci accesi intorno, et Giacomo attaccato in pezzi" (I cadaveri furono lasciati esposti fino alle ore 23 come spettacolo pubblico : le donne ognuna su un catafalco con delle torce accese tutte intorno mentre i pezzi del corpo di Giacomo vennero appesi)


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